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Storia e Tradizioni

A circa 47Km da Oristano, adagiato sulle dolci colline della regione denominata Barigadu ‘e Susu, sorge il paese di Neoneli a 555 m. sul livello del mare. Incastonato nel verde intenso della della rigogliosa vegetazione che lo sovrasta. Dal versante occidentale si può godere dell’ampio panorama che si estende per tutta la pianura del campidano, che spazia fino a scorgere all’orizzonte la marina del Sinis. Sempre da questa angolatura si possono ammirare stupendi tramonti soprattutto nei periodi che precedono e seguono l’estate.
Antichissima e incerta è l’origine del suo nome, secondo G. Spano in lingua  fenicia significherebbe “abitacolo”, “dimora eccellente”. Ma forse la teoria,  più accreditata  è che derivi dal greco “neo” “nuovo” probabilmente ad indicare  il nuovo paese. Numerose sono  infatti, le  tracce e i toponimi che testimoniano l’esistenza di antichi villaggi: S. Elena, S.Antine, Sacramenta, S. Maria de Olisai, Orisetto, S. Vittoria ecc. La credenza popolare vuole che derivi dal luogo di leoni (Leunelli).
Le numerose vestigia presenti nel territorio dimostrano la presenza dell’uomo sin da tempi antichissimi, del neolitico sono le domus de janas di Puleu, Pranu-Sasa e Su Angiu, mentre del periodo nuragico restano le rovine nei siti di Nocurreli, Olisetzo e Prunas. Ma l'attuale villaggio e di origini medievali, esso appartenne al Giudicato d’Arborea ed era compreso nella curatoria  di Parte Barigadu. Neoneli fu residenza del curatore e nel 1388 partecipò, insieme alle ville  di Sorrai, alla stipulazione del trattato di pace tra Eleonora D’Arborea e il re Pietro D’Aragona. Indubbiamente luogo di riguardo, nel Monte S. Vittoria vi sorgeva il castello di Orisetto a salvaguardia del territorio, il quale venne  donato da Pietro D’Arborea ai frati Calmadolesi di Bonarcado. Nel periodo aragonese, dopo la sconfitta di Leonardo Alagon, Neoneli fu ceduta in feudo ai marchesi di Oristano fino al 1462, dopo varie vicissitudini e i difficili rapporti con la popolazione, a causa dei tributi troppo alti, il villaggio passò alla casa Ripoll, che lo tennero con il titolo di marchesi di Neoneli fino al 1839.
La chiesa parrocchiale di Neoneli è in stile tardo-gotico, dedicata a San Pietro Apostolo. Fu costruita in conci di trachite rosa verso il 1611, pare in un precedente impianto del XIV secolo, ma venne aperta al culto solo nel 1661. Al suo interno conserva vari oggetti di pregiato valore artistico, tra cui un ostensorio in argento dorato del 1400 di artigianato spagnolo, la croce parrocchiale in argento del 1500, la statua lignea di S. Anna del 1700 di scuola napoletana. In località dell’Angelo, a pochi chilometri dall’abitato si trova la chiesetta campestre dedicata all’Arcangelo S. Gabriele, edificata verso il 1619 e ultimata nel 1640. Il primo lunedì d’agosto si festeggiano i santi Arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele con grande affluenza di fedeli. Neoneli e famoso per aver dato i natali ad alcuni uomini illustri come Antonio Scano (1859), figlio dell’ultimo pretore  di Neoneli, scrittore, giornalista e uomo politico. Il gesuita Bonaventura Demontis-Licheri (1734), predicatore popolare e autore di numerose poesie e laudi sacre, traduttore della celebre “Deus Ti Salvet Maria”.
Neoneli non è soltanto ricco di storia, ma può vantare uno degli angoli più suggestivi dal punto di vista naturalistico dell'alto Oristanese. Rigogliosi boschi di lecci, sugheri,rovere, agrifogli,corbezzoli,lentischi,eriche,ecc., si estendono per molti ettari fino al confine per Austis. Ciò che rende maggiormente ameno e affascinante il paesaggio è  la presenza di numerose rocce granitiche, che la pioggia e il vento hanno modellato nelle forme più bizzarre, tanto da poter essere considerate veri monumenti naturali. La più nota del territorio di Neoneli è quella di “Sa Crabarissa” che secondo la fantasia popolare ha l’aspetto di una bella donna in costume, ad essa sono legate molte leggende popolari. Il territorio di Neoneli ha un'estensione di 4.800 ettari, di cui circa 1.500 sono di proprietà comunale, ceduti quasi tutti alla gestione dell’Ente Foreste della Sardegna, per la protezione e la salvaguardia della flore e della fauna. Nel parco di Assai da diversi anni sono stati reintrodotti il cervo sardo e in precedenza il daino, che  fa oramai parte della fauna locale insieme ai cinghiali, lepri, volpi ecc., che ne fanno una importante meta per naturalisti e amanti dell’ambiente.
 
 
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